Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
BARI – Il corto circuito della depurazione non si riesce ancora a spezzare. Dopo i sequestri di Andria, Molfetta, Trani e Bisceglie (in autunno), Pulsano-Leporano (giovedì), stavolta è la procura del capoluogo a far scattare i sigilli (con facoltà d’uso) al secondo più grande impianto pugliese, quello di Bari Ovest, che serve mezza città e l’intera zona industriale: dopo il monitoraggio sugli scarichi eseguiti dall’Arpa, la guardia costiera ha scoperto ciò che avrebbe potuto trovare scritto chiaro e tondo sul sito Internet di Aqp (il link è «clienti», poi «servizio di depurazione »). Cioè che l’impianto di Bari Ovest, come una buona metà dei 185 gestiti da Acquedotto Pugliese, non è solo fuori norma ma è anche privo di autorizzazione allo scarico.
La situazione è nota, ed i sequestri giudiziari finora sono serviti solo ad aggiornare le statistiche ma non a giungere a una soluzione strutturale del problema. L’amministratore unico dimissionario di Aqp, Gioacchino Maselli, con quello di ieri è arrivato all’undicesimo avviso di garanzia, più o meno gli stessi di Mauro Spagnoletta, ex amministratore unico di Pura Depurazione: ad entrambi vengono contestati reati ambientali di vario genere. Il sequestro di Bari e quello di Pulsano sono avvenuti in fotocopia, partendo dal monitoraggio degli scarichi abusivi in mare che viene effettuato attraverso le termocamere. Gli scarichi di Bari Ovest e Pulsano (ma ce ne sono almeno un’altra dozzina) non sono autorizzati.
In più, le analisi hanno confermato ciò che tutti sanno da sempre cioè che i due impianti lavorano «fuori tabella»: Bari Ovest, progettato per 242mila abitanti- equivalenti, ne serve 355mila e riceve pure gli scarichi abusivi della zona industriale (che nessuno controlla), dunque le analisi hanno rilevato presenza di zinco e valori «considerevoli» di Escherichia coli.
Mentre il depuratore di Pulsano verrà dismesso non appena pronto il nuovo (i cantieri sono stati aperti 16 anni fa, pare che sarà pronto a marzo-aprile), per il potenziamento del depuratore Bari Ovest ci sono già disponibili 16 milioni e il progetto esecutivo, ma l’appalto non può partire perché la Regione non rilascia i necessari pareri ambientali. E l’autorizzazione allo scarico non può essere rilasciata (è competenza della Provincia) fino quando il depuratore non sarà a norma.
Sembra una barzelletta, ma è tutto vero. Un problema talmente grave da aver indotto Maselli, nello scorso maggio, a presentare le dimissioni alla Regione: il governatore Nichi Vendola gli ha chiesto di rimanere proprio per completare il piano straordinario sulla depurazione, che è stato approvato. A gennaio, nell’assemblea che nominerà il nuovo direttore generale, verrà scelto anche il successore di Maselli cui toccherà ereditare questa patata bollente: Aqp, in qualità di gestore, non può far altro che tenere aperti gli impianti (se spegnesse quelli fuori norma, mezza Puglia affogherebbe nei liquami), collezionando avvisi di garanzia e condanne.
È così da almeno dieci anni, solo che prima i depuratori (quasi tutti di proprietà comunale) erano gestiti da privati e il risvolto giudiziario del problema era meno evidente. Aqp ha a disposizione 257 milioni di euro per 58 progetti di adeguamento che affronteranno tutte le situazioni più urgenti. Quelle di vera e propria emergenza non sono più di 20, tra cui figurano anche gli 8 impianti da dismettere ed i 13 scarichi in falda (fuorilegge) ancora attivi, per i quali l’Italia è sotto procedura di infrazione europea. I sequestri penali pendenti in tutta la Puglia dovrebbero invece essere una quindicina, tutti con facoltà d’uso. Se gli appalti partissero tutti domani mattina, servirebbero 2-3 anni per portarli a termine.
Ma le colpe, comunque, non sono tutte della Regione. Ci sono Comuni in cui si litiga da anni contro lo scarico del depuratore, vedi Manduria dove è intervenuta pure Romina Power ma intanto si continua a violare la legge scaricando in falda. A settembre la Regione ha stabilito un termine massimo di 30 giorni per acquisire i pareri degli enti locali propedeutici all’approvazione dei progetti, mentre Aqp sta immaginando di restituire ai Comuni gli impianti non a norma. Basterà? Ne riparliamo tra tre giorni, al prossimo sequestro.




